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“Lapidi di Strada-Tutti dormono sulla Collina”.

il 18 Settembre 2015 - Segnalato da simeone ricci
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info:
L MITREO ISIDE, Via Marino Mazzacurati 61, 00148 Roma ore 18:30

“Lapidi di Strada-Tutti dormono sulla Collina”. “Lapidi di Strada-Tutti dormono sulla Collina”. All'interno della rassegna ARTE a KM 0,II edizione.
“Lapidi di Strada-Tutti dormono sulla Collina”.
All’interno della rassegna “Arte a Km 0 II edizione” si potrà trovare una serie di miei scatti a grande formato (40x40) a tema:
“Lapidi di Strada-Tutti dormono sulla Collina”.
Questo lavoro, che sto portando avanti ormai da anni, è uno studio sulle lapidi di strada, che testimoniano i tanti incidenti stradali, che avvengono quotidianamente sulle nostre strade.
Accompagnano testi dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.

Questo stesso progetto ha fatto già parte di una più ampia esibizione fotografica multimediale presso Palazzo Valentini a Roma, nel 2008, nel corso della settimana della sicurezza stradale. Inoltre è stato proiettato numerose volte durante le rappresentazioni teatrali di: “Il Vetro e l’Anima”, liberamente tratto dal racconto”120!140!160!” del libro ” Mandami a dire “di Pino Roveredo.

Ho vissuto molti anni a New York, senza avere mai posseduto un’automobile, poiché risiedevo a Manhattan, dove quasi nessuno ne possiede una. Ricominciai cosi, a guidare al mio ritorno a Roma. Mentre guidavo notai che le nostre strade erano disseminate da queste lapidi. Spesso mentre le notavo, qualcuno mi tagliava la strada, non rispettava le precedenze, non segnalava un cambio corsia o parlava al telefono guidando. Cosi per curiosità ma credo più per una forma di attrazione, un giorno, dopo aver accompagnato i miei ragazzi a scuola, mi fermai davanti ad una di esse. Ci passavo ogni giorno.

Fui abbagliato da quella lapide, in apparenza fredda, gelata, apparente simbolo di morte, di perdita di affetti; invece dietro c’era un mondo infinito. Mi avvicinai di più e osservando attentamente ,mi resi conto che non c’era solo lutto e dolore, ma una voglia disperata di vivere.

Una sete di vivere.

Quindi non il semplice desiderio di poter resuscitare qualcuno caro, un parente, un fratello, un amico, ormai perso per sempre. Non c’era un vero rimpianto del passato che non c’è più. Ma c’era la vita che va incessantemente avanti. La vita legata a quell’attimo preciso, impercettibile, ma oramai facente parte di un passato.

C’era il presente, ma c’era soprattutto il futuro.

Ma c’erano anche una tragedia di sui si parla solo quando si vuole. Di forme di fatalismo e immortalità legate alla nostra cultura cattolica, d’irrazionalità e sfida del pericolo, di voglia di sballo, di strafare.
Mi sono accorto che la maggioranza delle lapidi erano di ragazzi/e sotto i 30 anni.

Per questo ho pensato a Spoon River.

Non ho mai smesso di fotografarle. Volevo esprimere i colori, la loro esplosione di vitalità, celata dietro la superficie lugubre e tetra; non il dolore, ma la gioia che la vita nonostante tutto va avanti, a prescindere da tutto. Ho voluto testimoniare alle persone, ma soprattutto ai ragazzi, che quando ci mettiamo alla guida di una macchina, di una moto, un motorino siamo potenzialmente al volante di una possibile arma letrale. Quando invece dovremmo essere alla guida di una “macchina” di vita, ma ancor più di libertà.
Simeone Ricci

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