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‘Orologi molecolari’

dal 06 Dicembre 2010 al 11 Dicembre 2010 - Segnalato da Tomaso Costa
|

info:
RossoCinabro
Via Raffaele Cadorna 28
00187 Roma
tel. 06 60658125
www.rossocinabro.com

a cura di Cristina Madini

catalogo in mostra testo di Jenny Dogliani

opening 6 dicembre ore 17:00
incontro con l’artista 11 dicembre ore 17:00

ingresso libero

aperto da lunedì a sabato 12-19:30

Come raggiungerci
Metro A e B (Termini)
Autobus:
Fermata Via Piave 38, 86, 92, 217, 360, M
Fermata Via XX Settembre 16, 30, 36, 60,
61, 62, 84, 90, 492
Fermata Piazza Fiume 120, 490, 491, 495

DANIELE PERILLI
‘Orologi molecolari’
6-11 dicembre 2010

Con una mostra di opere recenti dal titolo ‘Orologi molecolari’ inaugura lunedì 6 dicembre la sua prima personale a Roma Daniele Perilli. Nato a Nereto il 20 gennaio 1981 diplomato al Liceo Scientifico di Nereto, figlio d’arte, Daniele è praticamente nato e cresciuto nell'ambiente artistico e sin da adolescente frequenta lo studio del padre Francesco, che è pittore e scultore e dove vi apprende e ricerca numerose tecniche: grafiche, pittoriche e scultoree, si esercita sulle tecniche tradizionali della pittura ad olio, del disegno e del modellato, vi apprende tecniche innovative e ne esperimenta di personali esclusive ed alchemiche.
Membro del Direttivo del Centro Studi sul Multiculturalismo, Daniele partecipa insieme al padre alla stesura del Manifesto sul Neutral-ism dove si fa paladino di un'arte trans-formale-al. Il testo del Neutralismo è pubblicato sul sito di RossoCinabro nella pagina dedicata all’artista. La mostra sarà visitabile fino all’11 dicembre, in questa giornata sarà presente l’artista.
L’ESTETICA DELLA TRASFORMAZIONE PERPETUA
Come il principe dei nembi è il Poeta che, avvezzo alla tempesta, si ride dell'arciere: ma esiliato sulla terra, fra scherni, camminare non può per le sue ali di gigante. (Charles Baudelaire)
L’opera di Daniele Perilli nasce da un gesto puro e di antica memoria, un gesto unico e irripetibile che plasma la materia per infondervi la vita.
L’abilità tecnica e la pratica manuale sono requisiti storicamente legati all’opera d’arte e ad essa necessari. Tale condizione, però, sembra venire meno in un’era iper-tecnologica come la nostra, in cui la simulazione si sostituisce all’esperienza del mondo e il simulacro della realtà ne fa le veci.
In uno scenario come questo, gesti eclatanti privi di sentimento ed emozione e fredde analisi concettuali fanno dell’opera un fuoco fatuo e dell’artista una sorta di anatomopatologo che è intento a manipolare i pezzi di un mondo decaduto, per decretarne, nella maggior parte dei casi, l’irreversibile morte.
Da tale punto Daniele Perilli, insieme ai membri del movimento Neutralista, intende ripartire per creare una nuova dimensione estetica e umanistica, che sia in grado di ridefinire la percezione del mondo e le regole della sua rappresentazione.
Il Neutral-ism, che si propone come punto d’equilibrio tra esperienze culturali diverse e come inedita sintesi di linguaggi artistici che hanno caratterizzato la contemporaneità, dal Concettuale all’Informale. Idea ed emozione, dunque, divengono il centro gravitazionale di un’arte necessaria all’occhio e allo spirito, che non vuole essere la mera espressione reiterata di un mondo inflazionato dalle immagini. L’opera neutralista è oscura e misteriosa, come lo sono l’anima e la natura, essa è portatrice di un sistema di valori nuovo e complesso, che ha nell’uomo e nella conoscenza la propria ragion d’essere.
I dipinti di Daniele Perilli sono di matrice astratta, ma vanno ben oltre la radice Informale. Essi, infatti, non rinnegano la forma, ne accolgono la disgregazione, facendosi interpreti d’inaspettate metamorfosi. La sua pratica artistica si nutre del tempo, di piccoli gesti ripetuti con abilità certosina, frutto di una tecnica rigorosa e segreta che mescola la tradizione pittorica all’investigazione alchemica. Impercettibili variazioni luminose e cromatiche, ottenute con colori acrilici e oli, danno luogo a un magma di materia, che amorfo e caotico sembra espandersi sulla tela.
Una forza centrifuga domina le composizioni, mai suddivise in piani prospettici. La colorazione, che talvolta tende alla monocromia, rappresenta l’idea stessa del colore, puro e slegato da qualsiasi superficie, evocando così lo spazio assoluto della pittura.
Le sue strutture sono apparentemente semplici, simili a un supporto accartocciato che tenderebbe a scomparire se egli non offrisse, qua e là, degli appigli. Orizzonti incerti e figure indeterminate emergono silenziosi, frutto di una tensione intrinseca che spinge la forma verso una crescita e una rigenerazione senza fine. La composizione finale è dinamica e vibrante, animata da un’energia sotterranea e primigenia, responsabile di quel processo miracoloso e sorprendente che è il divenire della forma. Dal magmatico ammasso di materia fuoriescono abbozzi di figure: animali, unicorni, pesci, uccelli, conchiglie e uova, manifestazioni, queste, della vita stessa, che si perpetua attraverso infinite forme e processi metamorfici.
L’esistenza è per Daniele Perilli un percorso transitorio, situato tra la nascita e la morte. È l’itinerario che tutti, uomini, materiali e organismi, compiono attraverso un tempo e uno spazio indefiniti, a cui sono solo parzialmente e fatalmente legati.
Nelle sue opere, dunque, la forma è sospesa tra passato e futuro, ordine e disordine, creazione e distruzione. Il futuro è racchiuso nell’attesa della configurazione della forma, il passato, invece, nelle sue fascinose rovine, nei fossili, nei relitti e negli spettri che di essa conserva la memoria. Così egli dà luogo a una collisione temporale che, similmente al processo di fusione nucleare, è all’origine dell’universo, dei suoi cicli e del suo destino. Le macerie, simbolo di un mondo in disgregazione, divengono in tal modo fondamenta su cui edificare una nuova immagine e una nuova realtà.
Il gesto di Daniele Perilli è veicolo dei misteri del cosmo, di cui la sua arte si fa partecipe, affrancandosi dal ruolo di muta testimone o semplice replica, fedele o distorta, del mondo in cui viviamo.
Il linguaggio statico della pittura potrebbe a prima vista sembrare un mezzo inadeguato a rappresentare la realtà in tutte le sue dinamiche sfaccettature. I dipinti necessitano di tempi e modi di fruizione lenti e contemplativi, diversi rispetto a quelli frettolosi e bulimici a cui il mercato e i circuiti dell’arte contemporanea ci hanno, troppo spesso, abituato.
La pittura di Perilli è disarmante e intima, come lo è la poesia. Al pari di quest’ultima nasce nella solitudine e nella sofferenza, non cerca mirabilia o effetti speciali, ma ci pone a tu per tu con il nostro essere e la transitorietà dell’esistenza. La sua opera catalizza lo sguardo rapito e attonito dello spettatore, rendendolo parte consapevole del mistero della vita e della sua segreta sorgente e innalzandolo verso una sfera universale.
A Marcel Duchamp è stata attribuita la frase «stupido come un pittore», ma forse siamo noi troppo «stupidi» o distratti per la pittura, soltanto il tempo potrà dirlo; del resto come scrisse Théophile Gautier «tutto passa, solo l’arte robusta è eterna». Jenny Dogliani

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