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Dagli abissi alle vette dell'infinito

dal 03 Marzo 2009 al 10 Aprile 2009 - Segnalato da Redazione
|

info:
BocconDivino
Piazza di Campo Marzio
dal 3 marzo al 10 aprile
lun-ven h 12.00- 19.00
sab h 16.00 - 20.00
0668308626
http://www.boccondivino.it
info@boccondivino.it

magister

Certi incontri sono già avvenuti prima che accadano e quello di cui vi parla la mostra “Dagli abissi alle vette dell’ infinito” di Emilio Conciatori, presso la galleria de “Il Boccon Divino” in piazza di Campo Marzio a partire dal 3 marzo, né è la prova.

In Messico, a metà degli anni ’70, il pittore romano Emilio Conciatori incontra Stanley Kubrick. O forse Kubrick finalmente trova Conciatori. Il famoso regista riconosce infatti nell’opera del’artista romano quella stessa forza visionaria che ha da sempre espresso nelle sue pellicole e decide di commissionargli la realizzazione della locandina del suo film più celebre: “2001, Odissea nello spazio”. 

Su quel manifesto non verrà immortalato simbolicamente soltanto il momento dell’incontro tra i due; Kubrick si innamora letteralmente di alcune tele di Conciatori. E’ come se i colori di quelle tele avessero definito i contorni delle visioni del regista; come se tra quelle pennellate avesse intravisto la rotta imperscrutabile e magnifica che l’uomo continua a seguire, trovando in Conciatori più di un semplice interprete.

Fuori da ogni ruffianeria celebrativa e alla larga da qualunque ricorrenza, Conciatori ha deciso di raccontare il suo personalissimo e discreto rapporto con l’immortale regista. Un rapporto che si può far risalire a ben prima dell’incontro reale tra i due personaggi. Un’affinità elettiva. Uno stesso modo di assorbire e pensare l’infinito per poi riproporcelo in forme e con registri propri. Il racconto di questo rapporto non può che svilupparsi per immagini; da quelle che Kubrick ha riconosciuto in sé guardando le tele di Conciatori a quelle che Conciatori continua a evocare in noi. Il bozzetto di scena per il film costituisce solo il fulcro dell’omaggio che  Emilio Conciatori dedica al maestro scomparso attraverso “Il genoma umano”, “Quark” e gli altri sprazzi di eternità che completano la mostra.

Nelle tele esposte emergono infatti tutti gli elementi in chiave “Conciatoriana” della poetica del film simbolo di Kubrick, e molto di più ancora. La pittura di Emilio Conciatori, infatti, rappresenta da sempre un’esperienza che coinvolge i nostri sensi in modo totalizzante. La velocità del gesto e la forza del colore non si limitano a colmarci lo sguardo ma fanno vibrare le nostre corde interiori fino a risuonare nei nostri timpani immergendoci in un’esplosione di odori e sapori primordiali. La magia di Emilio Conciatori ci agevola il compito e sarà per noi fin troppo facile seguire i nostri sensi per ricondurre la mente all’origine dell’universo. Crediamo di poter dire, in sintesi, che la straordinaria forza evocativa dei colori di Conciatori, direttamente discendenti da quelli rinascimentali e come quelli unici e rivoluzionari, siano  la chiave di lettura per noi di quel viaggio alla fine dello spazio e del tempo da cui il maestro sembra essere ritornato.

Se il contatto dei primati col monolite ha portato un femore a volteggiare “pochi” millenni dopo nello spazio sotto forma di navicella spaziale e l’Ulisse orbitante ad accedere a un’ esistenza in-finita, le tele di Emilio Conciatori ci raccontano come lo stesso viaggio possa essere affrontato assecondando i movimenti che accompagnano ognuno di noi tra gli abissi e le vette del nostro animo.

Ecco dunque lo stretto legame che unisce i due maestri: se Kubrick ha avanzato un’ ipotetica traiettoria, Conciatori ci indica con esattezza il punto di partenza; e non solo. La pittura di Conciatori chiude il cerchio, svela senza possibilità di errore la natura di quel percorso e lascia a ognuno di noi la meraviglia della scoperta, quando ci sarà chiaro che il punto di partenza coincide con quello di arrivo.

Per concludere vorremmo parlarvi di quattro opere: “Così parlò Zarathustra”, “Tra i pianeti”, “Luce eterna” e “Giove ed oltre l'Infinito”. Davvero vorremmo dire qualcosa su questi quattro squarci di infinito. Su come ogni angolo di queste quattro tele non ne segni il limite ultimo ma rappresenti la porta dimensionale per accedere agli universi paralleli che Emilio Conciatori sembra aver già attraversato. Abbandoniamo l’impresa da questo puntino microscopico che chiamiamo pianeta Terra in attesa dello svelamento che la contemplazione dell’arte di Emilio Conciatori offre non solo ai nostri occhi.

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