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Torna AmArte l'arte in periferia edizione 3.0

dal 29 Marzo 2016 al 03 Aprile 2016 - Segnalato da Emanuela
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info:
Info: Via Casilina 665
contatti: carlo.figliacconi@libero.it
3346384048
Ufficio Stampa
Emanuela Cinà
3921216678

AmArte torna
Dal 29 Marzo al 3 Aprile torna AmArte
AmArte è nata come risposta a una fame di cultura e creatività che pervade le nostre periferie, strumenti necessari per renderle più vivibili e a misura dei loro abitanti, qualsiasi sia la loro origine. Per questo, il progetto si è configurato come un cammino, un percorso in cui ogni tappa, con maggiore o minore consapevolezza, è stata una presa d’atto e una riflessione sulla realtà che ci circonda. Nella terza edizione, si va oltre, passando dall’analisi alla proposta: ciò che caratterizza l’Avanguardia, parola abusata in Passato, ma che nel nostro Presente ce ne sarebbe tanto bisogno, non è solo la proposizione di nuove forme estetiche, cosa che tra l’altro AmArte con impegno e dedizione, grazie agli artisti che collaborano al progetto e all’ottima curatela del buon Rodolfo Cubeta, ma il guardare il mondo con altri occhi, definendo nuovi strumenti per interpretare e costruire la Realtà. AmArte, in questa nuova edizione, ha proprio questa ambizione. Una sfida forte, che si articola in diversi momenti, che meritano di essere evidenziati. Giovedì 31 marzo, si terrà il convegno “La città del Futuro, il Futuro della città” che è qualcosa di più e di diverso della raccolta di buone intenzioni o di ipotesi futuribili. E’ la presentazione di un modello partecipato di definizione della Città, in cui i cittadini si trasformano da oggetti passivi dell’Urbanistica, le cui esigenze possono essere anche trascurate, a soggetti attivi, cambiando così anche il ruolo dell’Architetto, non più demiurgo, ma facilitatore. Un modello che non è utopia, ma che ha avuto già applicazioni concrete nella stessa Roma e che, proponendo un approccio bottom-up, permette di fare rendere partecipe il cittadino dello spazio urbano, non visto più come qualcosa di estraneo, ma come una proiezione dei suoi sogni e delle sue aspettative. Venerdì 1 aprile, dopo aver esplorato l’immaginario cinematografico, sarà il turno del convegno su “Arte, artigianato e microimpresa”; troppo spesso si dice che la poesia non da il pane. Nella realtà, però, in un società post industriale, la creatività si sta coniugando con il business, esplorando anche nuove forme artistiche, materiali e immateriali, secondo una visione che risale al Futurismo di Depero. Tuttavia, a differenza di quanto avviene in altre parti del mondo, tale fervore si scontra sempre con la burocrazia, con leggi contorte e una tassazione predatoria. E’ necessario che la politica abbia l’umiltà di ascoltare le esigenze e necessità di chi ogni giorno crea nuovi mondi e abbia la forza di dare delle risposte e prendersi delle responsabilità. Il convegno non è che lanciare un guanto di sfida. Sabato 2 Aprile, con il Convegno “Forza del Linguaggio, identità della Città” si giunge al climax di AmArte: linguaggio che non è solo parola, racchiusa nei romanzi presentati durante l’evento, sgorgata nell’esperienze di teatro di Claudia Caoduro o nei laboratorio di poesia di Tiziana Mezzetti. E’ musica, come quella del maestro Marco Abbondanzieri e danza, come ne Le danze di Piazza Vittorio. Perché il linguaggio, come diceva il saggio Wittgenstein, non funziona come una nomenclatura; le parole non sono cioè un insieme di etichette che è possibile apporre idealmente agli oggetti a cui si riferiscono. Il linguaggio non è neppure un gioco, un associare caotico di analogie e assonanze. Il linguaggio è una pratica terapeutica di chiarificazione dei nostri concetti ordinari, lo di vedere le cose rettamente, cambiando in modo sostanziale l’aspetto sotto cui il mondo ci appare. E questo in un città complessa, barocca e multiforme, generatrice di storie, specchio del Reale, diviene necessario, per non affogare nelle sue contraddizioni. Domenica 3 Aprile, con il Tolkien Day, organizzato dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, il cerchio si chiude, con il guardarsi allo specchio, riflettendo sulle nostre radici. E così è giunto il tempo di salutarci, in attesa della prossima edizione.
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