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Derive

dal 01 Giugno 2013 al 15 Giugno 2013 - Segnalato da GAP (Generazione Ars Poetica)
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info:
Location: Istituto Superiore Antincendi (Sala Caravaggio)- Via del Commercio 13 - Roma (RM).
Periodo: 01Giugno 2013 / 15Giugno2013
Orari d’apertura: tutti i giorni dalle 16.00 alle 20.00. Sabato e Domenica dalle 12.00alle ore 20.00.
Vernissage: Sabato 01Giugno 2013 - Ore 18.00
Ingresso Libero
Catalogo: Daphne Museum

Se esiste qualcosa di sacro, quel qualcosa è il corpo umano, diceva Walt Whitman; se per “sacro” si intende ciò che aggiunge significato e sostanzialità al dato ordinariamente fisico, ossia il profano, si può ben intendere la sacralità del corpo perché è attraverso esso che la nostra esistenza si manifesta. I segni che ogni essere umano porta sul proprio corpo sono testimonianza di vita, d’esperienze, di incontri, di letizia e di sacrifici, di traumi e di riconciliazioni. Il corpo umano, dunque, è la narrazione, silente e forzata, della storia personale, di una memoria implicita che non può cadere in oblio perché più veritiera del ricordo, che ci costringe a condividere ciò che siamo e il nostro passato con gli altri, fatalmente incidendo altri segni e sollecitando la coscienza anche quando il desiderio della dimenticanza sembra l’unica salvezza possibile.
La riflessione estetica degli artisti Pasquale Nero Galante e Valerio de Filippis è volta alla ricerca della memoria del corpo, come testimone crudele e magnifico del passato individuale, nel suo ineluttabile disfacimento, disperante e al tempo stesso così spettacolare da divenire essenza di pura bellezza, perché testimonianza di vita e di armonia con il suo scorrere. Il senso della mostra, composta da opere pittoriche che esibiscono una bellezza altra, fatta di varietas ed esclusività, contraria alle forme stereotipe che costituiscono il canone contingente e mutevole dei tempi, risiede nelle rughe, nelle pieghe dell’adipe, nelle cicatrici, nell’evidenza superficialmente definita come disfacimento, ma che in realtà è manifestazione della vita stessa.
Pasquale Nero Galante interpreta questo tema in senso spirituale, per cui il sacrificio di vivere che si manifesta nei piccoli e grandi segni del corpo costituisce la catarsi verso la libertà dell’anima. In Valerio de Filippis la trasformazione corporea rappresenta l’autocoscienza, l’affermazione di sé che separa l’essere umano, senziente, da tutte le altre forme di vita. Questa riflessione sugli effetti corporei della spiritualità trova giustificazione nella personale congiunta, esperienza di confronto sostenuta da suggestioni e affinità di due linguaggi pittorici figurativi.

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