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LUIGI BOILLE – ELISEO SONNINO / Segno e colore oltre il postmoderno

dal 21 Marzo 2013 al 13 Aprile 2013 - Segnalato da Silvia Pegoraro
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info:
Sede: Galleria d’Arte Marchetti Indirizzo: Via Margutta 8 - 00187 Roma (nuova sede) Inaugurazione: giovedì 21 marzo 2013, ore 18.30 Periodo espositivo: 21 marzo – 13 aprile 2013 Ingresso: libero Orari: LU 16.30-19.30 ; MAR-SA 10.30-13.00 / 16.30-19.30 Catalogo : “Quaderni della Galleria Marchetti”, N. 1, A cura di Silvia Pegoraro, Edizioni Grafiche Turato, Padova (in galleria a partire dal 4 aprile) Informazioni: tel/fax 06 3204863 – www.artemarchetti.it ; info@artemarchetti.it

Alla Galleria Marchetti una nuova mostra curata da Silvia Pegoraro: un confronto-dittico tra due artisti di generazioni molto diverse (Boille: classe 1926, Sonnino: classe 1984) , che hanno entrambi scelto di affidare la propria espressione artistica alla pittura astratta, e in particolare a modalità di interazione tra colore e segno che allacciano tra le loro opere un dialogo intenso e stimolante, oltre le secche del postmoderno, in una nuova dimensione e direzione di ricerca.
Catalogo Edizioni Grafiche Turato, in galleria a partire dal 4 aprile .

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“La pittura è uno strumento antico e quasi desueto, ma funziona ancora e, che si sappia, non se n’è trovato un altro che, saputo suonare, renda la medesima qualità di suono” . Così scriveva Giulio Carlo Argan nel 1974, nel catalogo della mostra di Luigi Boille alla Galleria Del Naviglio di Milano. Oggi, in un’epoca segnata dal disorientamento culturale, dalla polverizzazione delle poetiche, dalla contaminazione linguistica, dal nomadismo interdisciplinare e dall’azzardo sperimentale, ciò risulta ancora più vero. Il postmoderno, con il suo sguardo retrospettivo ma non storicizzato e il suo furor citazionistico, se può aver creato una stasi nell’elaborazione del pensiero creativo, dall’altra ha forse tuttavia contribuito a sbloccare una mentalità legata alle avanguardie e improntata a un eccessivo rigore formale e ideologico, ormai lontana dall’originaria vocazione al nomadismo e all’intertestualità delle avanguardie stesse. Questa mostra intende prendere in esame il lavoro di due artisti di generazioni molto lontane tra loro - Luigi Boille, appunto (Pordenone, 1926), ed Eliseo Sonnino (Roma, 1984) - che hanno però entrambi scelto la pittura come mezzo espressivo: le loro opere mostrano una progettualità oltre le illusioni del posmoderno, un rinnovato lavoro di riflessione sullo statuto della pittura e dell’arte, ma in senso meno dogmatico e più flessibile di quanto avvenisse nelle tradizionali poetiche del “moderno”. Qualcuno potrebbe parlare di una sorta di “neo-modernismo”: in realtà, il discorso è più complesso e ampio. Il lavoro di ricerca di Boille e di Sonnino sembra infatti articolarsi su due livelli: un primo livello, “basso”, per così dire, o “iposintattico”, che riguarda l’essenzialità del segno e un’idea di “tabula rasa” che ci ricorda quasi il “vorrei scrivere come se non ci fosse mai stata letteratura” di Sklovskij; e un livello “alto” , “ipersintattico”, complesso, che rinvia all’articolazione e alla stratificazione di segno e colore, e richiama in qualche modo forme artistiche plurisensoriali e sinestesiche. È in gioco, insomma, anche la sfida della pittura nei confronti dei new media, come a suo tempo ebbe luogo un’analoga sfida diretta alla fotografia, al cinema e alle forme di comunicazione di massa in genere.
La ricerca dei due pittori si può forse inserire in quella che Harold Rosenberg definiva “ tradizione del nuovo”, nell’ambito della quale con lucidità si avviano progetti rivolti al rinnovamento dei modi della creazione, ma restando nel contesto di un medium storicizzato come la pittura, una pittura riconoscibile come tale, il cui segno-base è la pennellata, “come atto di depositare una materia colorata su una superficie” (Argan) .
Luigi Boille (il cui lavoro la galleria Marchetti segue da molti anni), ammirato e sostenuto da grandi critici e storici dell’arte (Lionello Venturi, Michel Tapié, Giulio Carlo Argan, Guido Ballo, Cesare Vivaldi, Pierre Restany ecc.), si è distinto nel tempo per l’eccezionale qualità e originalità del suo lavoro e per le sue inconfondibili cifre stilistiche, che lo pongano al livello dei maggiori maestri del secondo Novecento. Partendo dal pieno periodo informale (primi anni Cinquanta), la sua ricerca si caratterizza per l’evoluzione verso una sintesi sempre più perfetta tra segno, gesto e colore, tra pensiero ed emozionalità. Dalla disseminazione della materia-colore e dei segni, o dal loro assemblarsi fittamente nello spazio in una sorta di horror vacui, Boille va verso la rarefazione, il libero fluttuare del segno nel colore, senza tuttavia perdere mai la sua straordinaria ricchezza pittorica. Il segno in Boille è l’elemento di coesione tra pensiero e gesto, tra spazio e colore, e attraverso l’interazione di tutte queste componenti l’artista difende il ruolo centrale ed essenziale del linguaggio della pittura.
Il giovane Eliseo Sonnino intreccia segno e colore in una variazione infinita, che può evocare quella del discorso musicale. Si serve sia di ostensivi e polimorfi tratti curvilinei, sia di elementi lineari, di delicati elementi geometrici e “reticolari”, che esercitano una sorta di larvato controllo riflessivo, di richiamo all’equilibrio compositivo, sulla potente onda emotiva che pervade la sua stesura pittorica. Si avverte dunque una sorta di dicotomia linguistica, dove linee e superfici piane realizzate con armoniche e delicate trasparenze pittoriche interagiscono con intrecci fluttuanti, resi plastici da intense e contrastanti densità cromatiche. Accostamenti “forti”, talora stridenti e drammatici che danno luogo a quella che si potrebbe definire una suggestiva “poetica del contrasto”. L’artista stesso scrive infatti del proprio lavoro : “Al centro della mia ricerca è posta la dinamica del contrasto: contrasti di forme, di colori potenti, di segni e spazi. L’incontro, la sovrapposizione, la fusione di queste forze genera un mondo multiforme; rende visibili frammenti del flusso vitale inarrestabile che ci avvolge e si sviluppa in un continuo divenire”.

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