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"IL PITTORE GLORIOSO" - Metamorfosi del classico nell'arte contemporanea italiana

dal 29 Marzo 2012 al 19 Maggio 2012 - Segnalato da Silvia Pegoraro
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info:
SCHEDA TECNICA


TITOLO DELLA MOSTRA:
Il Pittore Glorioso – Metamorfosi del classico nell’arte contemporanea italiana
ARTISTI:
Giorgio de Chirico, Ugo Attardi, Bruno Ceccobelli, Sandro Chia, Fabrizio Clerici, Stefano Di Stasio, Tano Festa, Andrea Fogli, Vettor Pisani.
CURATORI:
Silvia Pegoraro, Carlo Ciccarelli
CATALOGO A CURA DI:
Gianluca Ciccarelli, Francesco Maria Becchetti, Rocco Polidoro
SEDE:
ULISSE GALLERY CONTEMPORARY ART, Via dei Due Macelli 82, 00187- Roma
INAUGURAZIONE:
29 marzo 2012, ore 18.30
PERIODO ESPOSITIVO:
30 marzo – 19 maggio 2012
ORARI:
LUN-VEN 10.00-13.30 e 15.30-20.00; SAB su appuntamento
INFO:
Tel. +39.0669380596 ; Fax. +39.06.6780771
WEB:
info@ulissegallery.com | www.ulissegallery.com

Promotrice della pubblicazione del libro di Costanzo Costantini dedicato a Giorgio de Chirico, De Chirico – Il pittore portentoso in uscita a marzo 2012 presso Iacobelli Editore (Roma), l’Ulisse Gallery Contemporary Art di Roma inaugura, in concomitanza, giovedì 29 marzo 2012, la mostra Il Pittore Glorioso – Metamorfosi del classico nell’arte contemporanea italiana (aperta fino al 19 maggio 2012, catalogo in appendice al libro di Costantini): una mostra che vorrebbe configurarsi al contempo come un omaggio al Maestro italiano e come un’analisi del complesso e articolato concetto di “classicismo” che si è andato sviluppando nella sua opera e in quella di artisti italiani appartenenti a generazioni successive, la cui ricerca appare talora influenzata da quella dechirichiana, talora ne risulta praticamente indipendente. Gli artisti presenti in mostra, oltre De Chirico, sono Ugo Attardi, Bruno Ceccobelli, Sandro Chia, Fabrizio Clerici, Stefano Di Stasio, Tano Festa, Andrea Fogli, Vettor Pisani.
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Uno degli spunti da cui parte il progetto della mostra è costituito dal panorama storico e teorico delineato dal libro di Salvatore Settis, Futuro del “classico” (Einaudi, Torino, 2004). Secondo il grande studioso, i concetti di “classico” e di “classicismo”, nella cultura contemporanea, si profilano secondo due opposte tendenze : da una parte, nella cultura “generale”, il discorso sul “classico” appare sempre più superficiale, stereotipato e banale, limitandosi all’estrapolazione di pochi frammenti visivi della classicità greco-romana, svuotati del loro significato originario e contestuale; dall’altra, sul piano della ricerca scientifico-storiografica, la fisionomia del “classico” va facendosi sempre più complessa, metamorfica, “contaminata”: sfuma l’idea di una “purezza” del “classico” nelle sue radici greche, mentre si sviluppa quella della classicità come incrocio di culture e culti diversi, orientali e occidentali, continue metamorfosi formali e contaminazioni iconografiche e concettuali . Queste ricerche sono sfociate in libri importanti come Il Dio a venire, di Manfred Franck (sul rapporto tra culto dionisiaco e cristianesimo), o Atena nera – Le radici afroasiatiche della civiltà classica, di Martin Bernal (il quale sostiene che la cultura greca classica abbia subito notevoli influssi da quella fenicia e da quella egizia).
In alcuni artisti visivi italiani contemporanei - tra cui i presenti in questa mostra - risulta particolarmente evidente proprio la tendenza a esprimere questa complessità, ambiguità e polimorfismo del “classico”, messi in evidenza dagli studiosi. Tendenza che dunque distanzia e differenzia profondamente questi artisti dall’uso “comune” e stereotipato dell’idea di “classico”. Nella stessa opera di De Chirico si accavallano e interferiscono temi, tecniche ed elaborazioni fantastiche; motivi metafisici s’intrecciano con suggestioni classiche e richiami al mito: si manifesta qui un'idea del classico che ben si attaglia all’inquietudine degli artisti contemporanei, anzi, in qualche modo appare in grado di stimolarla e accrescerla. Un’idea che implica la libertà di tràdere (tramandare) ma anche di tradire le forme, in un corto circuito continuo tra soggettività e percezione oggettiva del reale. Il rapporto tra antico e moderno - tra tradizione e innovazione - diventa così un valore eversivo, e il classico non è mai la forma immutabile, ma la forma che si presta a infinite interpretazioni, metamorfosi e contaminazioni.

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