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ENNIO L. CHIGGIO / EDOARDO LANDI - ENNE RELATIVITA' INSTABILI - a partire dal Gruppo Enne - opere 1961-2011

dal 30 Marzo 2012 al 28 Aprile 2012 - Segnalato da Silvia Pegoraro
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info:
SEDE: GALLERIA RICERCA D’ARTE, Via di Monserrato 121/A, 00186 Roma

INAUGURAZIONE: venerdì 30 marzo 2012, ore 18

PERIODO ESPOSITIVO: 30 marzo – 28 aprile 2012

INGRESSO: libero

ORARI: 10.30/13.00 – 16.00/19.30 (chiuso lunedì e festivi)

INFO: Tel. e Fax +39.066893728 ; ricercadarte@libero.it

In concomitanza con la grande esposizione dedicata all’arte cinetica e programmata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, la Galleria Ricerca d’Arte inaugura una mostra di due esponenti di punta di questa tendenza artistica in Italia: Ennio Ludovico Chiggio ed Edoardo Landi, protagonisti dello storico Gruppo Enne, nato a Padova nel 1959 e scioltosi alla fine del 1964. Saranno presentate sia opere storiche realizzate all’epoca del Gruppo Enne, sia opere che riflettono le ricerche individuali di Chiggio e Landi successive allo scioglimento del gruppo, sviluppatesi nel corso degli anni, sino ad oggi.
Catalogo Edizioni Grafiche Turato, con introduzione di Silvia Pegoraro e un testo di Ennio L. Chiggio.

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“Le ricerche visive programmate muovono dal postulato che il fatto estetico non esiste in sé, come valore stabilmente connesso con determinati oggetti, gli ‘oggetti d’arte’, ma comincia ad esistere con l’immagine che si forma nel soggetto che riceve attraverso la percezione certi stimoli visivi e psicologici. La differenza rispetto al rapporto tradizionale tra opera d’arte e soggetto fruitore concerne anzitutto la sorgente degli stimoli che non è più un oggetto avente, per sé, valore estetico (…) L’eliminazione dell’oggetto d’arte come sede e veicolo del valore estetico ha come conseguenza anche l’abbandono delle tecniche artistiche tradizionali (…)”.
Così scriveva Giulio Carlo Argan presentando un’importante mostra del Gruppo Enne a Lodz, nel 1967. In Italia le forze sparse degli artisti interessati all’arte programmata si erano coagulate nel 1959 con la fondazione del Gruppo T a Milano e del Gruppo Enne a Padova, entrambi interessati a un’intensa ricerca di équipe, in cui si riconosce l’impronta dell’avanguardia storica. Alle loro spalle il Costruttivismo e le correnti concretiste (le ricerche di arte programmata vengono a volte assimilate alle esperienze astratto-geometriche del neo-concretismo, sviluppatosi nella seconda metà degli anni ‘40), il Bauhaus e il lavoro di Laszlo Moholy-Nagy, Gli antecedenti più diretti sono i lavori di Max Bill, Bruno Munari, Enzo Mari, Hermann Huber, Kenneth Martin e altri operatori che, in virtù della loro doppia qualifica di artisti plastici e progettisti, sostenevano la necessità di abolire ogni distinzione fra disegno industriale, arte “applicata”, “utile”, e arte “pura”, “inutile”. Riflettendo questa salda fiducia nella razionalità della progettazione, le opere “programmate” sono dunque potenzialmente analoghe ai prodotti dell’Industrial design, nel senso che sono basate su un progetto e sulla possibilità di essere ripetute e moltiplicate all'infinito. L’arte programmata ha avuto una forte valenza internazionale, un successo planetario e una durata che, forse, nessun movimento contemporaneo ha mai potuto vantare : infatti molti artisti che si distinsero a partire dagli anni ’60 in questo tipo di ricerca continuano tuttora a lavorare in questa direzione, con risultati spesso assai efficaci e stimolanti. E’ il caso, di Ennio L. Chiggio e di Edoardo Landi, già protagonisti del Gruppo Enne (insieme a Biasi, Costa e Massironi), entrambi attualmente impegnati in un interessante percorso di ricerca e sperimentazione, come dimostrano le opere più recenti esposte in questa mostra alla Galleria Ricerca d’Arte.
Progettualità, rigorosa metodologia scientifica, dialettica che lega l’opera al sociale, volontà di porre lo spettatore al centro del quadro, caratterizzano ancora il loro lavoro, come quando esposero per la prima volta in coppia in una delle prime mostre del Gruppo Enne, presso lo Studio Enne di Padova, più di cinquant’anni fa, nell’aprile 1961. Le loro ricerche, all’epoca del Gruppo Enne fondate su una rigorosa collettivizzazione del lavoro, pur essendo proseguite individualmente si indirizzano a tutt’oggi verso precise modalità progettuali, metodologie e materiali tecnologici tali da conferire alle opere particolarissime connotazioni spaziali e visive, che sollecitano la percezione dello spettatore attraverso effetti cine-visuali dallo spiccato potere di coinvolgimento.
E’ chiaro che nelle “poetiche” di Chiggio e Landi è ancora centrale il concetto di “opera aperta”, elaborato per la prima volta da Umberto Eco nel 1958 (al XII Congresso Internazionale di Filosofia, nella celebre relazione "Il problema dell'opera aperta") pensando proprio, in particolare, alle espressioni dell'arte cinetica e programmata. I loro lavori denotano una profonda indagine sulla psicologia della forma, sui sistemi e sui principi scientifici della percezione e sulle reazioni ottenute da determinati stimoli ottici: una vocazione analitica e interdisciplinare - di valenza ancora fortemente radicale e innovativa - volta a verificare con sistematicità i fenomeni della percezione, a rendere esplicite le strutture percettive che sostengono le immagini e i messaggi a loro collegati. Altrettanto centrale risulta qui infatti il concetto di “struttura”, indispensabile a un'arte fondata, come il design e l'architettura, con i quali è imparentata, su principi tecnici e scientifici e su un metodo squisitamente progettuale . Il termine “struttura” indica un insieme di elementi legati fra loro da reciproche relazioni, che vanno a costituire un sistema. Nato in ambito linguistico, con Saussure, il concetto è poi emigrato nel settore dell'arte, consentendo nuove prospettive di indagine proprio nel campo della percezione visiva e della psicologia della forma, come ben dimostrano anche i percorsi creativi di Chiggio e di Landi, saldamente ancorati a teorie “forti”, a ideologie oppositive, in radicale contrasto con il conformismo della società attuale e con l’idea, tuttora persistente, di un’arte estatica, statica e passiva. Proprio a Roma, fra l’altro, come ricorda Ennio L. Chiggio nel suo testo in catalogo, affondano in parte le radici dell’arte programmata: nel 1960 nella capitale ebbe luogo una manifestazione importante per la genesi del Gruppo Enne e della sua poetica, una mostra alla quale parteciparono, fra gli altri, Manzoni, Bonalumi, Dadamaino, Massironi, Biasi. Scrive Chiggio:
“Un episodio fondante per il Gruppo Enne avvenne alla Galleria Trastevere nel 1960 con una mostra organizzata da Topazia Alliata. In questa manifestazione si poneva il problema dell’Arte Moltiplicata, e suscitò vivo interesse per le procedure inusuali che adottò: furono esposti infatti steli scomponibili, obelischi trasportabili esenti da dogana, oculari sull’infinito, sculture istantanee, superfici volume, corpi d’aria (…). Molte azioni del Gruppo Enne di straniamento (…) vanno riportate a questa prima esperienza e non a un atteggiamento ‘new dada’, come qualcuno afferma” .

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