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Dal 28 maggio al 4 giugno, Palazzo Margutta ospita “Evoluzioni”, racconto di mutamenti, trasformazioni e rinnovamenti nei lavori di 7 artisti

dal 28 Maggio 2011 al 04 Giugno 2011 - Segnalato da Paola Pacchiani
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info:
Galleria Il Mondo dell’Arte “Palazzo Margutta” (www.ilmondodellarte.com) - Via Margutta, 55 Roma
Mostra collettiva degli artisti:
Salvatore Avitabile, Fabio D’Antoni, Graciela Elizalde, Ilaria Faraoni, Anna Maria Orazi, Beatrice Summa e Francesca Surace.
Vernissage cocktail sabato 28 maggio 2011, ore 18.00 - 22.00.
La mostra si protrarrà fino al 4 giugno 2011: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 16.00 alle 20.00 (giovedì 2 giugno aperto dalle 16.00 alle 19.30, chiuso lunedì mattina).

L’arte è il veicolo attraverso cui l’artista, a prescindere dalla tecnica utilizzata e dalle tematiche affrontate, esprime sé stesso e il proprio talento, esorcizza le proprie paure e racconta la propria visione del mondo, comunica al pubblico le emozioni che lo invadono. E’ da questo spirito di condivisione che prende il via l’esposizione “Evoluzioni”.

Così – raccolte in questa preziosa collettiva, organizzata dalla Galleria “Il Mondo dell’arte” e in programma a Palazo Margutta (Via Margutta, 55) dal 28 maggio al 4 giugno prossimi (ingresso gratuito) – trovano il proprio spazio tele che generano nello spettatore emozioni intense, talvolta a metà strada tra suggestioni oniriche e colorati tuffi nella memoria ma sempre capaci di dar vita a composizioni armoniche e di testimoniare come l’arte non rimanga statica ma conosca evoluzioni continue. Accanto ai quadri, sculture – realizzate in materiali spesso diversi e molte volte perfettamente miscelati tra di loro – caratterizzate da un linguaggio forte e da una vitalità espressiva unica che sono il segno incisivo e fiero del mondo interiore che anima e ispira l’artista.

“Tutti gli autori coinvolti nell’esposizione – ha detto il Maestro Elvino Echeoni, Presidente dell’Associazione Margutta Arte e direttore artistico della società Il Mondo dell’Arte – presentano tecniche originali e affrontano temi differenti. Si va dall’arte surreale e astratta a quella minimalista, passando per pezzi in cui si evidenzia un uso del colore forte, talvolta inquieto, che riesce ad accendere l’immaginazione di chi lo osserva”.

La kermesse, che è uno degli incontri fissi nel calendario della nota Galleria, ha un obiettivo ambizioso: sviluppare nello spettatore una coscienza critica che gli permetta di riconoscere, nella produzione realizzata da ciascun artista, la capacità di ognuno di loro così come di apprezzare le differenze presenti nella loro visione.

L’organizzazione dell’esposizione è stata curata dal Maestro Elvino Echeoni unitamente a Remo Panacchia ed Adriano Chiusuri. A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Salvatore Avitabile, Fabio D’Antoni, Graciela Elizalde, Ilaria Faraoni, Anna Maria Orazi, Beatrice Summa e Francesca Surace.
L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 28 maggio 2011 dalle 18.00 alle 22.00.

Salvatore Avitabile: pittore autodidatta è l’erede del sentimento artistico da sempre presente nella famiglia materna. Fin da giovanissimo, dimostra spiccate attitudini. Dopo un periodo, nei primi anni novanta, in cui la sua pittura è strumento di analisi interiore e le sue figure sono ambientate in paesaggi astratti o surreali, in un successivo periodo sperimentale durante il quale egli attraversa con le sue esecuzioni quasi tutte le correnti artistiche del novecento fino a trovare la sua “calligrafia pittorica”, la pittura di Avitabile diviene gesto di emersione dal suo mondo personale: egli non dipinge più per se stesso, ma per comunicare al mondo esterno inizia una sua particolare lettura della vita. Sempre in quel periodo si dedica a diversi viaggi in giro per il mondo. Agli inizi del 2000 inizia un’intensa attività espositiva nella maggiori città italiane ed estere. Attualmente vive e opera a Civitavecchia.

Fabio D’Antoni: artista catanese già affermato nel mondo dell’arte contemporanea come pioniere di uno stile pittorico che lui stesso ha battezzato “cyber”, ha saputo imporsi per la sua capacità di dare un’affascinante impronta metafisica alle proprie opere. I suoi lavori presentano, nella suggestiva surrealità degli sfondi, paesaggi e muliebri figure che diventano un tutt’uno in armonia compositiva sospesa tra realtà ed eterea fantasia. Nei suoi quadri le figure si fondono allo sfondo fino a diventare parte integrante nella composizione artistica assumendo tramite simbolismi, metaforici significati. Apprezzato e recensito da illustri critici – tra i quali Alfredo Pasolino, Elena Caruso, Roberto Carnevale, Silvio Rossi, Nadia Velani, Milena Necioni e Ivano Diavoli – ha ricevuto in campo nazionale varie note di apprezzamento ed encomi, tra i quali si ricorda anche quello del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Ha esposto in varie gallerie d’Italia in mostre personali e collettive, riscuotendo un notevole successo.

Graciela Elizalde: nata a Buenos Aires, si diploma presso la Scuola Nazionale di Belle Arti Prilidiano Pueyrredon. Dal 1996 realizza diverse mostre individuali e partecipa a oltre 120 esposizioni di gruppo e saloni. Ha ottenuto oltre 45 premi e menzioni. Per Graciela la strada che l’ha condotta verso l’astrazione geometrica è stata breve. L’astrazione le consente di catturare la vera realtà attraverso il suo occhio e la sua sensibilità. Così nulla appare più reale e concreto che una linea, un punto, un colore.
Di lei hanno detto: “Può il disegno tradizionale prescindere dalle linee curve? Graciela Elizalde, con le sue equilibrate e suggestive opere, che la fanno partecipe di uno stile intriso di severa bellezza, e definibile, per il suo clima, come l’impressionismo astratto, dà una risposta positiva ed esauriente. I suoi tessuti stretti, che non danno luogo a un eventuale sconfinamento, sono un abbagliante contrappunto di linee, il cui stile, colore e luce in un momento, abbaglia per la sua precisione formale, per la straordinaria chiarezza concreta, per precisione e regolarità, in fondo molto poetiche (una poesia chiusa ma mai ostile), dell’intergioco delle loro combinazioni, tanto formali come tonali. La pittrice conosce quel mistero che afferma che non tutti i sogni devono essere uguali, e lo traduce nelle sue belle avventure formali, compendio di una sensibilità aperta alla più tenace ispirazione” (Cèsar Magrini, scrittore e critico d’arte)

Ilaria Faraoni: ancora giovanissima, si dedica allo studio del disegno e inizia a collaborare con diverse compagnie teatrali, realizzando locandine e alcuni elementi di scena per i lavori di numerosi teatri romani (Flaiano, dei Satiri, Colosseo, Rossini-Renato Rascel, delle Muse, Centrale, Anfitrione, Tor di Nona, Borgo Santo Spirito, in Portico). Durante il periodo universitario comunica a frequentare i corsi di pittura della Maestra Rosamaria Rizzo presso la scuola Novamusica e Arte e a partecipare a numerose mostre collettive in sedi prestigiose. Nel 1995 e nel 1996 è tra i vincitori del Premio Internazionale Espressione indetto dall’Associazione Eurafram di Anzio. Nell’estate del 2009 allestisce la sua personale Musicaldamare, oltre 50 acquerelli interamente dedicati al mondo del musical, presso il cinquecentesco Forte Sangallo di Nettuno con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune. Sempre con il patrocinio del Comune di Nettuno tiene altre due mostre personali presso il Forte San Gallo (“Luce e Ombra” e “La poesia della Vita”) rispettivamente a dicembre 2009 e agosto 2010. Partecipa con un acquerello alla mostra Trenta artisti per Telethon e a maggio 2010 ripropone, ampliandola, Musicaldamare. La passione di Ilaria Faraoni per il disegno e la pittura non si limita alle tecniche più classiche: frequenta, infatti, il corso triennale di fumetto alla “Scuola internazionale di Comics” conseguendo il diploma nel 1999. Ha realizzato il logo per due scuole di ballo e per un Cineforum. “Dipingere è come una lotta tra il foglio o la tela bianchi e le mie mani, una battaglia tra ciò che è già ben preciso come idea e la sua realizzazione concreta. Ogni opera è il risultato di questo scontro in cui nessuna delle due parti è mai totalmente vincitrice. Con i miei quadri, olii, acquerelli o matite vorrei trasmettere emozioni e l’amore per la grande Arte del passato, fatta di tecnica, studio, cultura, osservazione, passione per il proprio lavoro, costanza, travaglio artistico.”

Anna Mari Orazi: nata in Umbria nel 1948, ha trascorso trentacinque anni a Torino dove ha svolto l’attività di insegnante. Si è interessata di poesia, di teatro e di letteratura per l’infanzia. Ha vissuto nel periodo delle Brigate Rosse, della lotta politica, del disagio e del risveglio sociale. Ha sentito la tensione dell’uomo che cerca una sua dimensione, ha fatto proprio il bisogno di comprendere il percorso umano, ha tradotto il vissuto nell’arte. Ha al suo attivo un buon numero di esposizioni, accolte con successo di pubblico e di critica. Attualmente risiede e lavora a Nocera Umbra (Pg).
Di lei hanno detto: “I sogni, i colori, gli impasti di materiali diversi sembrano i respiri delle nostre visioni quando, a metà strada tra le lusinghe oniriche e le suggestioni della memoria, ci troviamo persi in fantasticazioni senza spazio e tempo, in cui l’immagine e l’immaginario danno corpo a mondi segreti dominati da un senso di interrogazione mai finita. (…) In quelle forme abbozzate, scopriamo strade, case, figure che possono essere ricche di alto potere suggestivo e nello stesso tempo straordinariamente capaci di trovare, o ritrovare, gli echi evocativi più aderenti al nostro bagaglio pregresso di esperienze, emozioni, memorie. (…) Ci troviamo, dunque, di fronte ad una produzione non banale, capace di mescolare immagini antiche e nuove, sempre onestamente sincere nell’ispirazione che dà loro vita nell’impeto passionale con cui Anna Maria Orazi crea dipinti e sculture, in cui indugia a cogliere le varie sfaccettature di un’umanità che è al centro delle sue attenzioni e a cui si avvicina con umile, ma profonda sensibilità”. (Marisa Daffara)

Beatrice Summa: è una giovane artista laureata in filosofia che annovera nel suo percorso di vita anche la passione per la poesia, che la vede protagonista di successo di numerosi concorsi letterari. Non manca mai, in ciò che fa, come nella scultura, il segno incisivo e fiero di tutto quel mondo interiore che da sempre la anima e la ispira. Scopre la plastica tridimensionale e la sperimenta dando attenzione ai sentimenti di amore e di speranza nei confronti della vita e del futuro. Ammirando i suoi bronzi, si può scoprire la parte più intima di lei, la sua continua tensione verso l’Alto: luogo e incontro con il senso autentico dell’esistenza. Il volto de “Il Nazareno” sembra non soltanto la mera rappresentazione di un’immagine sacra bensì il tentativo, forse raggiunto nella ricerca artistica, di conciliazione con la fede. Più terrena appare l’idea che anima i due visi giustapposti dell’uomo e della donna, quasi a voler marcare l’unione-distanza nei rapporti di coppia e quindi le dinamiche complesse che sottendono all’incontro di due diversità. Tale distanza, nel nudo femminile, suggerisce poi alla donna di elevarsi verso nuove consapevolezze, partendo dalla libertà del proprio corpo e senza sovrastrutture, così da renderla quasi eterea mentre eleva le mani verso l’Alto creando quello slancio che vuole essere di apertura alla propria crescita interiore. Non una casualità ma una scelta mirata, quella di rivolgersi all’animo delle donne rendendone, oltre il candore, come nell’opera “L’attesa”, anche la forza, la pensosità, l’inquietudine che, nel volto femminile dai tagli decisi e marcati, sono palesemente caratterizzati come pure la disposizione a nascondere la sofferenza dietro “la maschera” che difatti è il titolo dell’opera. Il tema della maschera ricorre in modo innovativo anche nella produzione di bijoux in bronzo ed in argento a cui l’artista lega manifatture di altro genere richiamando lo stile dell’oreficeria.

Francesca Surace: laureatasi all’Accademia di Belle Arti di Roma, si è concentrata nello studio e nella rappresentazione delle più prestigiose manifatture delle scuole di ceramica italiana realizzando grandi opere riproducenti gli antichi decori epici risalenti al Rinascimento. Notevole disegnatrice, nei suoi lavori ha dato spazio alla sua grande passione per i cavalli, realizzando opere a olio e acrilico su tela che esprimono al meglio forza e grandiosità di questo animale vicino per fierezza alla forza caratteriale e di segno che contraddistinguono la personalità dell’artista. Altro soggetto molto amato è quello dei fondali marini che questa forte ed espressiva pittrice romana, esperta subacquea, riesce a rappresentare mescolando magia, leggerezza e fluidità. Le tele della Surace danno, dunque, vita a emozioni colorate e intense, un turbinio di pigmenti ricchi, corposi e materici che rappresentano un mondo carico di tinte dirompenti e decise, capaci di trasportare e avvolgere l’artista in un mare di emozioni trasmesse anche al fruitore delle sue opere. I quadri della Surace, attraverso la forza del colore e la vitalità delle immagini, tendono a rappresentare uno stato d’animo, un’emozione, un ricordo.

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