• Partecipa anche tu segnalandoci un evento a basso costo
  • feed rss di romacheap.it
  • Aggiungi Romacheap alla tua home page di google

Dai il tuo parere!
Trovi che questa segnalazione sia interessante o utile? Che sia in linea con lo spirito di RomaCheap? Oppure pensi che sia un abuso o troppo poco "cheap"?
Cliccando sulle due icone qui in basso puoi dare il tuo giudizio su questa segnalazione e così aiutare anche gli altri utenti ad orientarsi sulle diverse offerte.

Non mi piaceMi piace

Il giudizio degli utenti!
Questa segnalazione piace a 1 persone e non piace a 0 persone

Presentazione di La soluzione del codice maya, aula IV Facoltà di Lettere, La Sapienza

il 24 Febbraio 2012 - Segnalato da Redazione Edizioni La Linea
|

info:
Aula IV della Facoltà di Filosofia, Lettere, Scienze Umanistiche, Studi Orientali
Sapienza Università di Roma
Piazzale Aldo Moro, 5

ore 15, venerdì 24 febbraio 2012

Presentazione di La soluzione del codice maya, aula IV Facoltà di Lettere, La Sapienza La soluzione del codice maya di Michael D. Coe è un libro decisamente particolare. Non è un libro di epigrafia maya, anche se la scrittura precolombiana è indubbiamente il “tema” dell’opera. Questo è però trattato dalla prospettiva del gruppo di studiosi che si è impegnato, con alterne fortune, nel compito della decifrazione. Dunque, più che a un manuale universitario, siamo di fronte a una “grande” narrazione storica, o almeno di storia culturale.
Il primo capitolo incardina, infatti, la decifrazione della scrittura maya all’interno della più grande questione della decodificazione delle scritture antiche, l’antico egizio in testa. E pone, fin da subito, i due grandi interrogativi interdipendenti, che ne hanno segnato il corso in mesoamerica: 1) se possa esistere una scrittura che non si riferisca alla lingua, nella quale cioè i segni siano immediatamente legati ad idee o concetti, anziché alla loro forma linguistica e 2) perché mai la decifrazione del maya abbia richiesto così tanto tempo. La risposta a questa seconda domanda è che per un lasso temporale estremamente lungo le autorità della materia hanno ritenuto, spesso contrastando in maniera violenta le evidenze contrarie, che i Maya scrivessero idee invece che parole.
Tale impostazione riecheggia il pregiudizio primitivista secondo cui i popoli occidentali non avrebbero saputo padroneggiare una scrittura sintatticamente complessa e, in particolare per i Maya, che a un popolo asseritamente dominato con la religione ci si potesse avvicinare solo in maniera immediatamente “spirituale”.
Tuttavia idee e pregiudizi, così come la lunga e complessa impresa della decifrazione, sono sciolti dalla scrittura di Coe in un racconto ben costruito che raccoglie il clima storico e i sorprendenti aneddoti biografici dei suoi protagonisti. Così che mondi e uomini estremamente lontani nel tempo, dal gesuita tedesco del ‘600 all’orientalista francese dell’800 fino agli esponenti delle scuole americana e tedesca del secolo scorso, diventano retrospettivamente personaggi della stessa storia.
Una storia il cui punto di tensione è raggiunto dallo squilibrato antagonismo tra il grande mayanista inglese, e fervente antisovietico, Thompson e l’assai meno noto epigrafista russo Knorosov, fautore della interpretazione sillabica della scrittura maya. In piena guerra fredda, le pur giuste intuizioni di Knosorov rimasero minoritarie fino alla morte di Thompson nel 1976. Episodio, quest’ultimo, che permetterà all’accademia di abbandonare gli antichi pregiudizi e di intraprendere con più efficacia quel compito che per più di un secolo era rimasto “pendente”.

Il libro è articolato su 11 capitoli, preceduti dalla prefazione di Davide Domenici, ed è costruito seguendo un ordine temporale che è probabilmente il più indicato per avvicinare il lettore a un argomento senz’altro poco comune. È un ingresso progressivo, dal momento che gli albori della ricerca in area maya investono questioni ed equivoci assai generali, dal come si leggono le scritture “geroglifiche” alle bizzarre ipotesi circa la paternità delle costruzioni precolombiane che era attribuita ora a un qualche popolo sconosciuto ora agli abitanti dell’atlantide sommersa e quasi mai agli antenati dei Maya contemporanei.
È un ingresso relativamente facile: in primo luogo aiuta l’ironia e la semplicità con cui Coe guarda e scrive di questioni anche complesse e, in secondo luogo, aiuta e invoglia il fatto che la gran parte delle “azioni” di ricerca riguardino luoghi che il lettore, magari anche turista, conosce: Palenque e Copàn, ad esempio.
Giunto alla fine il lettore avrà davanti l’immagine di una densa parabola di storia della scienza, per nulla estranea alle vicende del mondo e al carattere degli uomini.

Michael D. Coe è professore emerito di antropologia dell’Università di Yale.

RomaCheap su Facebook - Unisciti a noi
  • Voli low cost da Roma
  • Sconti e convenzioni
  • Mercatini vintage
  • home exchange e couch surfing
  • Film nelle sale
  • Piste ciclabili
  • Muri liberi e personali