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Morsi d' ARTE inaugura la più piccola galleria Ipogea all' interno di Scena Imperiale VII. Stefano Feffo Porru espone nel Palazzo del Marchese del Grillo

dal 18 Novembre 2017 al 14 Dicembre 2017 - Segnalato da Morsi d' ARTE
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info:
Piazza del Grillo / Angolo Campo Carleo

Morsi d’Arte inaugura la più piccola Galleria d’ Arte Contemporanea Ipogea, sita all’ interno del Palazzo del Grillo – Scena Imperiale VII: una cisterna di raccolta dell’ antica Roma risalente al VI / V secolo a. C oggi convertito in spazio espositivo ipogeo (il più piccolo del mondo 1,50 x 1,80).

Morsi d’ ARTE inaugura quindi un nuovo spazio espositivo sotterraneo, che, per la particolarità delle dimensione avrà un concept espositivo preciso: Mini ma nello stesso tempo senza compromessi, si un mini galleria ma per grandi opere.
La prima mostra che andrà ad ospitare é la personale di Stefano Feffo Porro, con un’opera sigola: “L’ Arte di smontarsi la testa”.

La nuova sfida di Morsi d’arte all’arte, raccontarsi e leggersi ermeticamente, in uno spazio chiuso senza possibilità di contaminazione ove è possibile solo osservare penetrando nell’impenetrabile, l’arte ha il coraggio di rinchiudersi e di essere impiegata solo quando è davvero necessario. L’artista avrà il coraggio di perseguire dell'ideale di purezza? Scevra da ogni finalità pratica, essenziale, senza scopo educativo.

All’ interno di SCENA IMPERIALE VII, nella parte sotterranea è sita una cisterna di raccolta databile al VI / V secolo, di forma poligonale con volta conica con un’ apertura (oggi chiusa) nella parte superiore (si sviluppa in altezza per circa 6metri e la cui base misura 1,50 X 1,80 circa); le pareti laterali sono realizzate in opus incertum, sono presenti, inoltre, blocchetti di pietra con il vertice inserito orizzontalmente entro il conglomerato di malta romana e visibili all’ esterno creando una muratura del tipo opus mixtum.
La parte sottostante risulta essere interamente coperta da pittura bianca a seguito degli interventi di restauro recenti che hanno che coperto la base della superficie muraria fino a 2,00 circa.
Lo spazio Ipogeo , adibito oggi a Galleria d’ Arte, rappresenta un unicum nel suo genere: ricavata da una antica cisterna romana e collocata in una zona di grande importanza archeologica ma anche storico/artistica, all’ interno del Palazzo del Marchese del Grillo, modifica la sua natura che non ne altra la sua importanza, anzi ne amplifica la valorizzazione e la fruizione. Ad esso si attribuisce anche un interesse antropologico poiché si fa testimone di un ulteriore “segno” lasciato dall’ uomo, in questo caso l’ artista, in una sorta di continuità tra passato e presente.

L’ arte di smontarsi la testa

Un dipinto che nel titolo e nella scelta del soggetto presenta la metafora insita del lavoro di Stefano Feffo Porru che si palesa allo spettatore più attento attraverso il titolo che ha, quasi, la funzione di un epitaffio su una porta che si spalanca in un un mondo altro: quello dell' artista.

Stefano Feffo Porru predispone la tela come un palcoscenico, una scatola non chiusa, per un enigmatica e paradossale messa in scena dove l' attore ( un manichino smontato e abbigliato con un’ armatura) trova posto , come una pedina su una scacchiera:
l' artista colloca il soggetto del dipinto in una dimensione metafisica, (una stanza geometricamente perfetta ma senza finestre), in primissimo piano, al centro della tela, a mezzo busto, mutilo negli arti e con il capo scollegato dal busto; sospeso e quasi fluttuante l' arto superiore impugna l' oggetto che ha la funzione di palesare l’ allusivitá del dipinto e va a completare la scena d’ insieme; il pavimento, viene scomposto cromaticamente come una scacchiera con colori in contrasto, quasi espressionisti.

L’ isolamento degli elementi all’ interno della composizione , combinati tra loro in modo illogico e arbitrario e densi di riferimenti simbolici, spezza la tradizionale unità logico-narrativa delle opere di Stefano Feffo Porru: arrestando il tempo l’ artista conserva un clima di sospensione temporale. L’ incongruità degli accostamenti, la presenza/assenza di persone e gli scorci prospettici delle stanze in cui colloca il soggetto pongono il dipinto in una dimensione fuori dal tempo e dal senso comune, in cui il sentimento dell’ assurdo e una sottile ironia convivono in una situazione immobile e di allucinata sospensione. Sobrietà di impianto e arcaizzante sintetismo delle forme, linguisticamente traducono la costante volontà dell’ artista di attuare un processo di astrazione dalla realtà per rivelare il significato nascosto di alcune cose.

Curatore Ilaria Giacobbi

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